11ª Domenica del Tempo Ordinario · Matteo 9, 36 — 10, 8
La messe è molta
La compassione che invia
Condividiamo con te la Lectio Divina dell’11ª Domenica del Tempo Ordinario, ciclo A, sul vangelo di Matteo 9, 36 — 10, 8: «La messe è molta, ma gli operai sono pochi». Una preghiera guidata in cinque passi —Lectio, Meditatio, Oratio, Contemplatio e Comunicatio— in stile agostiniano recolletto, da pregare da soli o in comunità.
Invocazione
Vieni, Spirito Santo
Vieni Spirito Santo,
per mezzo del quale si santifica
ogni anima pia
che crede in Cristo
per farsi cittadina della città di Dio.
Vieni Spirito Santo,
fa’ che riceviamo
le mozioni di Dio,
poni in noi il tuo fuoco,
illuminaci ed elevaci verso Dio.
— Sant’Agostino (en. Ps. 45, 8 · Serm. 128, 4)
Testo Biblico
Matteo 9, 36 — 10, 8
11ª Domenica del Tempo Ordinario
In quel tempo, vedendo le folle, Gesù ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è molta, ma gli operai sono pochi. Pregate dunque il padrone della messe che mandi operai nei suoi campi».
Poi, chiamati a sé i suoi dodici discepoli, diede loro il potere di scacciare gli spiriti impuri e di guarire ogni sorta di malattie e infermità.
Questi sono i nomi dei dodici apostoli: primo fra tutti, Simone, chiamato Pietro, e suo fratello Andrea; Giacomo e suo fratello Giovanni, figli di Zebedeo; Filippo e Bartolomeo; Tommaso e Matteo il pubblicano; Giacomo, figlio di Alfeo, e Taddeo; Simone il Cananeo, e Giuda Iscariota, che fu il traditore.
Questi dodici Gesù li inviò con queste istruzioni: «Non andate in terra di pagani e non entrate nelle città dei Samaritani. Andate piuttosto in cerca delle pecore perdute della casa d’Israele. Andate e proclamate lungo il cammino che il Regno dei cieli è vicino. Guarite i lebbrosi e gli altri malati; risuscitate i morti e scacciate i demoni. Gratuitamente avete ricevuto questo potere; esercitatelo dunque gratuitamente».
Parola del Signore
R/ Gloria a te, Signore Gesù
Lectio
Ciò che dice il testo
Sant’Agostino · Trattato sul Vangelo di san Giovanni 15, 32
Cristo desiderava ardentemente che si compisse la sua opera e si disponeva a inviare i suoi operai… Sta dunque per inviare operai. Uno semina e un altro miete. Come mai ha inviato operai là dove non ha inviato seminatori? Dove ha inviato gli operai? Là dove altri avevano già lavorato…
Chi sono questi che hanno lavorato prima? Abramo, Isacco, Giacobbe. Leggete il racconto delle loro fatiche: in tutti si trova una profezia di Cristo; essi, dunque, sono stati i seminatori. Quanto a Mosè e agli altri patriarchi, e a tutti i profeti, quale freddo non hanno sopportato nel tempo in cui seminavano? Di conseguenza, in Giudea la messe era pronta. E si comprende che la messe era matura nel momento in cui tante migliaia di uomini portavano il prezzo dei loro beni, deponendoli ai piedi degli apostoli e, scaricando dalle loro spalle il peso di questo mondo, seguivano Cristo. Veramente la messe era giunta a maturazione.
Qual è il risultato? Da questa messe alcuni chicchi furono prelevati, seminarono l’universo, ed ecco che sorge un’altra messe destinata a essere raccolta alla fine dei secoli… Per la raccolta di questa messe non saranno più gli apostoli, ma gli angeli a essere inviati.
Commento
L’ombra gratuita dell’albero della vita
Si racconta che un uomo saggio, mentre camminava con i suoi discepoli, si fermò davanti a un piccolo albero che cresceva storto tra le pietre e la sterpaglia. Uno dei giovani gli fece notare che quell’albero non sarebbe mai diventato grande. Il saggio gli rispose: «Per questo l’ho scelto».
Mesi dopo tornarono nello stesso luogo e videro che l’albero si era irrobustito, era cresciuto e stendeva i suoi rami con vigore. Allora il saggio commentò con un sorriso: «Non ho scelto quest’albero perché fosse il più forte, ma perché aveva bisogno di cura. Ora darà ombra a molti altri».
Allo stesso modo, Gesù chiama i Dodici non perché siano i migliori, ma perché il suo amore li trasformerà. Egli ha visto in loro una possibilità di vita e di missione.
Gesù anzitutto ha compassione. Non vede numeri, ma cuori; non vede folle, ma vite che hanno bisogno di essere guarite e restaurate. Sa che ne hanno bisogno e saranno i suoi discepoli a collaborare con Lui in quella missione.
Come quell’albero, nonostante le nostre imperfezioni, Dio ci cura, ci fortifica e ci nutre. Ci accompagna pazientemente nella nostra crescita. Tuttavia, è necessario lasciarci trasformare completamente; altrimenti non arriveremo a realizzare pienamente la nostra vocazione.
Chi si lascia trovare e trasformare da Dio nel profondo del suo cuore finisce per diventare strumento del suo amore per gli altri.
Meditatio
Ciò che il testo dice a me
«Vedendo le folle, Gesù ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore».
Gesù non vede una folla; vede persone concrete, con le loro ferite, le loro stanchezze e le loro ricerche. Anche noi siamo chiamati a guardare le persone che ci circondano, a scoprire la loro realtà e la vita concreta che conducono. La compassione autentica nasce quando permettiamo a Dio di trasformare il nostro sguardo e di insegnarci a vedere gli altri con i suoi occhi.
Che cosa sente il mio cuore quando incontro la sofferenza degli altri?
«Gratuitamente avete ricevuto questo potere; esercitatelo dunque gratuitamente».
Abbiamo ricevuto da Dio grazia su grazia. Questa è la logica di Dio. La fede, i talenti, la vocazione e la capacità di servire e di amare non sono meriti nostri, ma doni ricevuti. Chi ha sperimentato l’amore gratuito di Dio non può vivere calcolando né cercando ricompense.
Che cosa ho ricevuto gratuitamente che sono chiamato a condividere?
Testimonianza
Le vite inquiete per Dio
Lo sguardo di Gesù
Nello sguardo di Gesù ho scoperto che non ho bisogno di essere forte tutto il tempo. Per molto tempo ho portato ferite, silenzi e un profondo bisogno di amore che spesso ho cercato di nascondere.
Quella esperienza mi ha insegnato a guardare in modo diverso chi mi sta intorno. Quando incontro persone ferite, arrabbiate o che agiscono a partire dal proprio dolore, cerco di ricordare che anch’io ho avuto bisogno di essere ascoltata, compresa e amata. A poco a poco ho scoperto che Gesù non solo mi ama nella mia fragilità, ma mi chiama anche a imparare dal suo sguardo e a riconoscere negli altri un bisogno d’amore tanto profondo quanto il mio.
Gesù mi insegna costantemente a guardare con i suoi occhi e a offrire agli altri un po’ della pace, della compagnia e della misericordia che Egli mi regala ogni giorno. Cerco di farlo con la speranza che, attraverso quell’incontro, possano scoprire che esiste un Amore più grande delle nostre ferite, fragilità e ricerche: Dio, il vero Amore degli amori.
Solymar Antonella Mora
GAR Santa Rita da Cascia · Lima
Preghiera
Ciò che dico a Dio
Nessuno come me ama tanto la pace della contemplazione.
Non c’è nulla di meglio, nulla di più dolce che dedicarsi a scrutare i tesori divini, lontano dal rumore del mondo.
Dedicarsi alla contemplazione è la cosa migliore e più piacevole.
Invece, predicare, richiamare, correggere, edificare la Chiesa, farsi carico delle preoccupazioni degli altri è un peso insopportabile, un carico così pesante che stanca molto.
E chi non fugge da un carico simile?
Inoltre, la responsabilità del Vangelo mi atterrisce.
Proprio per questo vi chiedo, fratelli, di alleggerire il mio carico, di alleggerirlo aiutandomi a portarlo.
Come? Essendo buoni cristiani…
— Sant’Agostino (Serm. 339, 4)
Contemplatio
Fa’ che mi ricordi di Te, Signore
Nel silenzio
rimaniamo alla Sua presenza … e immaginiamo
«Vedendo la folla, ne sentì compassione».
Avere quello sguardo di Gesù,
capace di vedere così profondamente e amorevolmente coloro che ci circondano.
Chi sto smettendo di vedere?
Chi ha bisogno oggi di uno sguardo di compassione?
«La messe è molta, ma gli operai sono pochi».
Si tratta anche di uno sguardo al nostro interno.
Ogni vocazione nasce da un cuore toccato dall’amore.
Eccomi, Signore.
Contemplare è fissare lo sguardo nel nostro interno, là dove abita Dio.
Comunicatio
In comunità
In Lui siamo tutti uno
L’amore ricevuto interiormente diventa comunione e misericordia.
«Oggi sento compassione per…»
famiglia, amici, persone che hai visto.
«Ho ricevuto da Dio il dono di…»
la vita, un’opportunità, un gesto.
Inquieti usciamo; in Te camminiamo; insieme ti seguiamo.
Preghiera
Grazie, Signore mio, per tutto quello che mi hai concesso e ispirato in questo momento.
Desidero che il mio cuore inquieto non smetta di ardere finché finalmente non si incontri con Te, unico e vero amore.
Che tutto sia per la maggior gloria del tuo nome, essendo tutti una sola anima e un solo cuore rivolti verso di Te, Dio nostro.
Amen.
Preghiera
Per le Vocazioni
Signore Dio nostro, fa’ che il clamore della tua voce giunga a molti.
Che si alzino e vivano uniti in Te.
Prepara i loro cuori con la tua Parola, affinché si dispongano a evangelizzare i poveri e a prendersi cura della tua messe abbondante.
Signore, che tutti i chiamati alla vita agostiniana recolletta
ascoltino la tua voce e possano compiere la tua volontà.
Amen.
PredicAR · Agostiniani Recolletti