E se la tua vita avesse missioni secondarie?

Scopri come le piccole missioni quotidiane possono aiutarti a riconoscere la tua vocazione e la chiamata di Dio in mezzo alla vita di ogni giorno.

Qualche giorno fa mi sono imbattuto in un post di Disney+ Spagna che giocava con l’idea che tutti i suoi personaggi hanno una missione principale e una secondaria. Lo scherzo consisteva nell’invertirle: Troy Bolton doveva fare in modo che la sua carriera da cantante non lo distraesse dalla sua vera missione, che era avere sempre capelli perfetti; Aladdin non poteva permettere che conquistare Jasmine e sconfiggere Jafar gli impedissero di andare al mercato di Agrabah con Abu; e Thor doveva ricordare che essere il dio del Tuono era secondario rispetto alla sua missione principale: essere il Vendicatore più bello.

Al di là dello scherzo, il post mi ha lasciato a pensare. Siamo abituati a dire che la nostra vita ha una missione, che nessuno è qui per caso e che Dio chiama ogni persona a realizzare qualcosa di unico. Credo che fin qui siamo abbastanza d’accordo. Ma cosa succederebbe se, dentro quella grande missione, scoprissimo anche piccole missioni secondarie che dobbiamo risolvere, lavorare o nelle quali siamo chiamati a servire?

Ogni buona storia inizia con una chiamata

Joseph Campbell ha studiato i racconti mitici di diverse culture e ha scoperto che molti condividevano una struttura simile. In L’eroe dai mille volti, pubblicato originariamente nel 1949, ha descritto quello che conosciamo come “il viaggio dell’eroe”: un personaggio riceve una chiamata, abbandona il suo mondo conosciuto, attraversa prove, trova alleati, affronta una grande crisi e ritorna trasformato.

La sua proposta ha influenzato profondamente il modo di costruire personaggi e storie per il cinema. Tuttavia, i personaggi non avanzano unicamente verso una grande meta. Nel cammino appaiono conflitti minori, relazioni inaspettate e compiti che potrebbero sembrare secondari, ma che permettono al protagonista di crescere e prepararsi per comprendere il senso della sua missione.

Troy Bolton deve decidere chi vuole essere senza permettere che le aspettative degli altri lo obblighino a scegliere tra il basket e la musica. Mentre scopre la propria voce, dovrà vincere qualche partita, provare un musical, prendersi cura della sua relazione con Gabriella e, naturalmente, mantenere i suoi leggendari capelli al loro posto.

Cenerentola sogna una vita libera dalle umiliazioni, ma la sua storia è anche piena di piccole missioni: prendersi cura dei suoi amici, conservare la bontà in mezzo all’ingiustizia, arrivare al ballo e fare in modo che una scarpetta di cristallo sopravviva a una fuga precipitosa.

Rapunzel vuole uscire dalla torre e scoprire l’origine di quelle luci che appaiono ogni anno nel cielo. Per riuscirci dovrà fidarsi di qualcuno, affrontare la paura, scoprire chi è realmente e imparare che una padella può servire per molto più che cucinare.

Buzz Lightyear crede che la sua missione sia proteggere la galassia, anche se il suo vero viaggio consiste nell’accettare di essere un giocattolo e scoprire che questo non rende meno preziosa la sua esistenza. Nel frattempo, dovrà affrontare Zurg, tornare a casa di Andy e imparare a essere amico di Woody.

Nemo vuole tornare da suo padre, ma prima dovrà sopravvivere in un acquario, fidarsi di personaggi che conosce a malapena, dimostrare di poter cavarsela da solo e attraversare un oceano che sembra troppo grande per un pesce così piccolo.

Timon e Pumbaa sembrano aver scelto come missione vivere senza preoccupazioni, mangiare insetti e insegnare “Hakuna Matata” a chiunque voglia ascoltarli. Tuttavia, quando arriva il momento decisivo, la loro missione secondaria li porta a lasciare la comodità, accompagnare Simba e aiutarlo a recuperare il suo posto. Forse quella missione non era poi così secondaria.

Le piccole missioni di ogni giorno

Anche la vita cristiana ha una missione principale. Siamo stati creati per amare, per vivere come figli di Dio e per convertire la nostra esistenza in una risposta all’amore che abbiamo ricevuto. Quella missione condivisa da tutti acquista poi una forma concreta: il matrimonio, il sacerdozio, la vita consacrata, una professione, una famiglia, un servizio o un modo particolare di donarci agli altri.

Tuttavia, quella vocazione non si realizza solamente nelle grandi decisioni. Dentro di essa appaiono molte missioni secondarie: accompagnare un amico che attraversa un brutto momento, imparare ad ascoltare qualcuno della nostra famiglia, riconciliarci con una persona, assumere una responsabilità che nessuno vuole, prenderci cura di chi dipende da noi, mettere i nostri talenti al servizio di una comunità o osare iniziare qualcosa che può fare del bene ad altri.

A volte aspettiamo che Dio ci riveli una missione straordinaria mentre ignoriamo le piccole chiamate che ha messo davanti a noi. Vogliamo sapere cosa dobbiamo fare con tutta la nostra vita, ma forse oggi la nostra missione è svolgere bene un lavoro, chiamare qualcuno che si sente solo, chiedere perdono o prestare attenzione alla persona che abbiamo accanto.

Nel Vangelo, Gesù annuncia il Regno di Dio e cammina verso il compimento della volontà del Padre, ma il suo percorso è pieno di incontri che potrebbero sembrare interruzioni: Zaccheo salito su un albero, Bartimeo che grida ai bordi della strada, una donna samaritana accanto a un pozzo, una famiglia preoccupata perché è finito il vino o dei bambini che i discepoli vogliono allontanare. Gesù non considera quelle persone come distrazioni dalla sua missione. Ogni incontro diventa il luogo concreto dove quella missione si realizza.

Forse anche noi dobbiamo imparare a guardare così la nostra storia. Ci sono persone, compiti e necessità che appaiono senza averli inclusi nei nostri piani, ma che possono diventare una chiamata. Non tutto ciò che è inaspettato viene ad allontanarci dal cammino; alcune cose arrivano proprio per mostrarci da dove continuare.

Non ogni missione secondaria è una distrazione

È vero che possiamo anche riempire la nostra vita di attività per non affrontare le domande importanti. Possiamo tenerci occupati, accettare tutte le proposte o iniziare mille progetti per evitare di chiederci cosa vuole Dio da noi. Per questo abbiamo bisogno di discernere.

Una missione secondaria autentica non ci allontana dall’amore né contraddice le nostre responsabilità. Ci aiuta a uscire da noi stessi, mette i nostri doni al servizio di qualcuno e produce frutti di donazione, comunione e speranza. Può stancarci e persino obbligarci a cambiare i nostri piani, ma non svuota di senso la nostra vita: la allarga.

Inoltre, le missioni secondarie non sono meno importanti perché siano piccole. A volte, una conversazione, un favore o una decisione apparentemente insignificante finisce per cambiare la vita di qualcuno. Noi forse dimenticheremo quel gesto, ma la persona che lo ha ricevuto può conservarlo per anni. Nella logica di Dio, ciò che è piccolo non è mai irrilevante quando è fatto con amore.

Forse la tua missione principale non è ancora completamente chiara. Non importa. Anche i grandi personaggi non conoscono dall’inizio tutto ciò che li aspetta. La missione si scopre camminando, attraversando prove, accettando aiuto e rispondendo alle chiamate che appaiono durante il viaggio.

Per questo, oltre a chiederti qual è la missione della tua vita, forse oggi puoi farti una domanda più semplice: quale piccola missione mi sta affidando Dio in questo momento?

Forse non devi salvare una galassia, abbandonare una torre o attraversare l’oceano. Forse devi solo ascoltare, prenderti cura, perdonare, provarci di nuovo o osare fare il prossimo passo. Può sembrare una missione secondaria, ma è possibile che, proprio attraverso di essa, tu stia iniziando a scoprire per cosa sei stato chiamato.

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